Container e Kubernetes aziende che li usano con successo

L’utilizzo dei container e dell’orchestratore Kubernetes è una tecnica sempre più diffusa nell’ambito della progettazione software in virtù di una serie di importanti benefici. Tra i vantaggi bisogna annoverare:

  • la drastica riduzione dei tempi di sviluppo e rilascio;
  • l’ottimizzazione dei costi IT grazie all’automazione e all’allocazione dinamica delle risorse;
  • la scalabilità delle applicazioni, che garantisce supporto e disponibilità in caso di picchi;
  • la flessibilità d’uso in ambienti multicloud;
  • un’accelerazione nei progetti di modernizzazione applicativa.

Di seguito, sono riportati tre esempi reali che testimoniano le opportunità derivanti dall’adozione dei container e di Kubernetes.


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Primerica, velocità di rilascio e qualità del software

Primerica, compagnia di servizi finanziari e assicurativi, ha implementato Kubernetes all’interno del cloud privato fornito da IBM e basato su hardware Nutanix con l’obiettivo di consolidare il parco applicativo. Come dichiarato dalla società, il ricorso ai container con Docker favorisce la coerenza e la portabilità dei software in un ambiente multicloud, semplificando la migrazione dello stack tecnologico aziendale da una soluzione on-premise al cloud ibrido.

Grazie ai container, le applicazioni tradizionali sviluppate nel corso di diversi decenni possono continuare a girare anche nel nuovo ecosistema informativo, preservando così gli investimenti pregressi. I container offrono supporto anche alle strategie aziendali che prevedono l’adozione di microservizi e API per la progettazione di nuove applicazioni, accelerando il rilascio delle funzionalità richieste dal business.

Kubernetes permette di automatizzare molte operazioni relative allo sviluppo e alla gestione delle applicazioni containerizzate, eliminando l’errore umano e migliorando la qualità del software. La combinazione di Docker e Kubernetes permette anche di verificare il corretto funzionamento delle applicazioni e degli ambienti ospitanti, garantendo monitoraggio e controllo.

Secondo Primerica, il risultato principale ottenuto dall’adozione dei container e Kubernetes risiede nella capacità di distribuire più rapidamente applicazioni qualitativamente migliori, con inoltre la possibilità di scalare velocemente le risorse durante i periodi di maggiore carico.

I team IT stanno sperimentando tecniche di sviluppo agile basati su piccoli rilasci incrementali che permettono di accelerare i rilasci. Tuttavia, come suggerisce Primerica, il cambio di passo non è banale e richiede un adattamento dal punto di vista, culturale, organizzativo e delle competenze, che viene supportato con formazione e il ricorso a best practice metodologiche.

Spotify, provisioning automatizzato e scalabilità

Lanciato nel 2008, Spotify, il colosso della musica in streaming con oltre 200 milioni di utenti attivi al mese, viene spesso citato tra i pionieri e gli esempi illustri della containerizzaione. Già nel 2014 l’azienda utilizzava Docker e applicazioni basate su microservizi all’interno di un ambiente on-premise virtualizzato. La piattaforma di orchestrazione adottata all’epoca era Helios, una soluzione basata su tecnologie open-source sviluppata internamente, che per l’aggiornamento delle funzionalità richiedeva lo sforzo continuo da parte di un team dedicato.

Nel 2017, Spotify completa la migrazione dei sistemi informativi dal datacenter locale a Google Cloud e decide di passare a Kubernetes sia con l’obiettivo di trarre vantaggio dalla sua ampia e fervente community di sviluppatori sia con l’intenzione di contribuire ai progressi della piattaforma grazie alla propria esperienza.

L’adozione di Kubernetes è iniziata a fine 2018 ed è attualmente in corso. La possibilità di utilizzare contemporaneamente Helios e Kubernetes nel periodo di transizione ha permesso a Spotify di mitigare i rischi, potendo procedere con una migrazione graduale e validando di volta in volta l’utilizzo della nuova piattaforma.

I benefici sono stati evidenti già per le prime applicazioni conteinerizzate passate a Kubernetes: molte operazioni di provisioning manuale sono state automatizzate e il team di sviluppo ha così guadagnato tempo da dedicare allo sviluppo di nuove funzionalità. Il servizio più grande attualmente in esecuzione su Kubernetes gestisce circa 10 milioni di richieste al secondo e beneficia notevolmente dell’auto-scaling garantito dalle funzionalità di orchestrazione.

Un ulteriore vantaggio riguarda i temi di rilascio: prima i team dovevano aspettare un'ora per creare un nuovo servizio e ottenere un ambiente di produzione dove eseguirlo; con Kubernetes lo stesso processo avviene nell'ordine di secondi o pochi minuti. Infine, grazie alle proprietà multi-tenancy di Kubernetes, Spotify può ottimizzare l’impiego delle risorse IT: l’utilizzo della CPU infatti è migliorato in media da due a tre volte.

Caleffi, supporto alle strategie multi-country

Un caso di eccellenza italiano nell’utilizzo dei container e Kubernetes arriva da Caleffi Hydronic Solutions, leader nella produzione di componentistica per impianti di riscaldamento, condizionamento, idrosanitari e a energia rinnovabile. La società è attiva in oltre novanta Paesi nel mondo, con un organico di circa 1300 dipendenti distribuiti tra la sede nazionale e le filiali estere. Nel 2019 il fatturato si è attestato a 326 milioni di euro.

Nel corso degli anni e all’interno di una proficua collaborazione, la società ha sviluppato con SparkFabrik una lunga serie di progetti, tra cui la realizzazione di una piattaforma software multi-country basata su Drupal per la gestione del sito corporate.

Lo step iniziale riguardava la migrazione dell'infrastruttura applicativa sulla nuvola; nello specifico la scelta ricadeva su Google Cloud Platform, innanzitutto perché offre supporto nativo a Kubernetes per l'orchestrazione dei container Docker. La realizzazione del progetto è avvenuta seguendo le best practices della metodologia The Twelve-Factor App, che puntano alla costruzione di software fornito in modalità as-a-service.

La soluzione è stata concepita da Sparkfabrik per garantire la massima portabilità e flessibilità applicativa in ambienti multi-cloud, offrendo un supporto efficace alle strategie di espansione aziendale. Un business in crescita infatti deve avere alla base un ecosistema informativo performante e scalabile, che garantisce continuità operativa e ottimizzazione dei costi. Il Cloud si rivela l’opzione vincente, a patto di avere un parco applicativo progettato in logica cloud-native e ottimizzato per funzionare in ambienti eterogenei, nonché di scegliere cloud-provider che garantiscono interoperabilità e il supporto alle più moderne tecnologie per container.

Quando Caleffi ha deciso di rafforzare la presenza digitale in Cina, Alibaba Cloud si è configurato come il partner ideale: infatti supporta nativamente Kubernetes per l'orchestrazione dei container e si avvantaggia del supporto di Terraform, di fatto lo standard open source che consente di descrivere, pianificare, creare, aggiornare e manutenere la propria infrastruttura nel cloud versionandola come codice. 

Concludendo, il vantaggio di avere un applicativo già sviluppato in ottica cloud native basato su container Docker e microservizi ha di fatto semplificato le operazioni di setup dell’infrastruttura e tutte le procedure di deploy in Cina. L’impiego di Kubernetes, automatizzando l’orchestrazione dei container, ha offerto un’ulteriore accelerazione al progetto e alle procedure di gestione applicativa, con il beneficio di ottimizzare il time-to-market e i costi di manutenzione.

Container e Kubernetes sempre più diffusi

I casi descritti forniscono tre esempi virtuosi nell’utilizzo dei container e di Kubernetes, ma il panorama delle aziende che hanno approcciato con successo le nuove metodologie di sviluppo applicativo e la piattaforma di orchestrazione sono moltissime.

Secondo un’indagine globale firmata Portworx e Aqua Security, nel 2019 l’87% delle aziende utilizzava i container, mentre nel 2017 il numero si attestava al 55%. 451 Research ha previsto che la spesa in tecnologie per la containerizzazione applicativa raggiungerà quota 4,3 miliardi di dollari nel 2022, quasi il doppio rispetto al 2019 (2,126 miliardi), registrando dal 2017 un tasso di crescita medio annuo pari al 30%.

Insomma, i vantaggi derivanti dai container, soprattutto in combinazione con Kubernetes, sono ormai chiari e le aziende sono sempre più intenzionate a cogliere l’opportunità.

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