In un mercato che premia agilità, rapidità di adattamento e capacità di scalare quando la domanda cresce, adottare il cloud non è più una semplice decisione dell’IT, ma una scelta strategica che influenza direttamente competitività e risultati di business.
Come abbiamo approfondito nella nostra guida sulla trasformazione cloud, le aziende che riescono a integrare le tecnologie cloud nei propri processi ottengono risultati concreti in termini di velocità nel time-to-market, flessibilità nell’allocazione delle risorse e supporto all’innovazione continua.
Una scelta strategica: i modelli cloud e i principali player di mercato
Per orientarsi correttamente nel mercato è utile comprendere innanzitutto i tre modelli principali di cloud computing: Public Cloud, Private Cloud e Hybrid Cloud. Partiamo da questa semplice distinzione.
Il Public Cloud prevede che l’infrastruttura risieda in piattaforme condivise gestite da un provider esterno, rendendolo ideale per startup o e-commerce che devono scalare rapidamente e senza investimenti iniziali elevati.
Il Private Cloud, al contrario, è riservato a una singola azienda (o gruppo) che ne gestisce direttamente l’infrastruttura o la affida in outsourcing: questa opzione diventa rilevante quando la compliance, la sicurezza o il controllo assoluto dei dati rappresentano priorità aziendali.
L’Hybrid Cloud combina i due modelli, consentendo di gestire workload critici in un ambiente privato mentre si sfruttano i benefici del pubblico per carichi variabili o servizi innovativi: un mix fantastico che però richiede competenze e orchestrazione.
Chiariti i diversi modelli infrastrutturali (puoi approfondire ulteriormente in questo articolo), la domanda successiva che sorge spontanea è: a quale provider affidarsi? Sul mercato globale spiccano player come AWS, Azure e Google Cloud Platform, in grado di offrire una vasta gamma di servizi, una presenza geografica capillare e la solidità di un ecosistema maturo. Ma come orientarsi tra queste opzioni evitando di perdersi nei tecnicismi?
Accanto ai grandi nomi, merita attenzione anche Alibaba Cloud, leader indiscusso nel mercato asiatico e partner strategico per tutte quelle realtà che guardano con interesse all’internazionalizzazione in Cina e in Asia-Pacifico. Un esempio concreto? Caleffi, un’azienda che, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza digitale in Cina, ha scelto insieme al team SparkFabrik un approccio multi-cloud (i dettagli si trovano nel nostro case study: Caleffi Hydronic Solutions).
Analisi dei costi: modelli di pricing a confronto
Una volta inquadrati modelli e principali provider, entra in gioco un aspetto spesso determinante nella scelta: la struttura dei costi. Comprendere i diversi modelli di pricing è essenziale, sia per chi sta valutando la migrazione verso il cloud, sia per realtà più mature che vogliono espandere la propria infrastruttura con consapevolezza. Il tema riguarda trasversalmente Responsabili IT, CTO o anche chi, come i Responsabili Marketing degli e-commerce, pianifica investimenti digitali su larga scala.
I tre modelli principali che è utile avere ben presenti sono il pay-as-you-go, le istanze riservate e gli sconti basati sul volume, ecco in cosa si differenziano:
Il modello pay-as-you-go permette di pagare solo le risorse effettivamente consumate, ideale quindi per startup o progetti con demand variabile.
Le istanze riservate, con impegno di uno o più anni, consentono sconti significativi se si prevede un uso costante.
Infine, gli sconti basati sul volume premiano chi raggiunge soglie elevate di utilizzo o acquisto tramite contratti Enterprise.
A di là dei modelli di pricing, il prezzo come dicevamo è uno degli aspetti che attirano maggiormente l’attenzione al momento della scelta del cloud aziendale. Qual è il provider più conveniente quindi: AWS, Azure o GPC? In realtà, nella maggior parte dei casi, il pricing non rappresenta un vero fattore di differenziazione. A parità di scenario d’uso, infatti, le principali piattaforme propongono tariffe molto simili, almeno nei mercati più consolidati.
Tuttavia, emergono alcune varianti guardando a oriente, Alibaba Cloud, ad esempio, offre margini di vantaggio significativi nel contesto asiatico o per specifici workload, confermandosi una scelta strategica per chi punta a quei mercati.
È importante sottolineare che il semplice confronto tra prezzi delle singole risorse non basta per determinare la convenienza complessiva: il pricing va sempre inserito in una valutazione più ampia, che tenga conto sia delle esigenze tecniche che delle dinamiche di crescita previste.
A questo proposito, prima di proseguire con il confronto tra provider, pensiamo che potrebbe interessarti esplorare l’ebook che abbiamo creato badandoci su sulla nostra esperienza in progetti di Cloud Transformation di PMI e realtà Enterprise. Scopri quali soluzioni cloud scegliere per rimanere competitivi e stare al passo con le continue richieste del mercato.
Funzionalità e servizi principali: cosa offre ogni provider
Le funzionalità rientrano a pieno titolo nel “quadro più ampio” da valutare al di là del prezzo. Per facilitare l’orientamento tra le molteplici possibilità, nelle tabelle seguenti trovi un confronto sintetico dei tre principali provider (AWS, Azure e GCP) suddiviso per ambiti funzionali.
Compute (Macchine Virtuali, Serverless)
Provider
Punto di forza
Esigenza aziendale
AWS
Ampia varietà di istanze e configurazioni, forte scalabilità
Startup che scalano velocemente o e-commerce con picchi variabili
Azure
Integrazione nativa con ambienti Windows / Office e Microsoft-centric
Azienda già basata su stack Microsoft che vuole estendere al cloud senza fratture
GCP
Compute Engine altamente personalizzabile, ottimizzato per container e micro-servizi
CTO che punta su modernizzazione rapida, deployment agile, latenza minima
Storage & Database
Provider
Punto di forza
Esigenza aziendale
AWS
S3 per storage storico, vasta offerta database (RDS, Aurora, DynamoDB)
Responsabile IT che vuole un’infrastruttura dati consolidata e affidabile
Azure
Blob Storage con elevata durabilità, SQL Server / CosmosDB integrati
Azienda Microsoft-centric che vuole coprire scenari relazionali e NoSQL senza cambiamenti radicali
CEO / CTO data-driven o e-commerce che vuole personalizzazione e capacità analitiche
Networking
Provider
Punto di forza
Esigenza aziendale
AWS
Presenza globale di regioni e availability zone, servizi VPC, Direct Connect
Azienda globale che richiede resilienza e copertura internazionale
Azure
Virtual Networks + ExpressRoute con ecosistema Microsoft
Impresa con infrastrutture on-premises Microsoft che vuole connessione fluida al cloud
GCP
Rete globale ad alta performance, ottimizzata per bassa latenza
Marketing digitale e commerce con utenti distribuiti che richiedono esperienza fluida
AI & Machine Learning
Provider
Punto di forza
Esigenza aziendale
AWS
SageMaker, Comprehend, Rekognition: ampia copertura ML / AI
Startup o IT che vogliono costruire internamente capacità data-science
Azure
Cognitive Services + forte integrazione nell’ecosistema Microsoft
Imprese meno mature sul ML che vogliono iniziare con strumenti integrati
GCP
Leader riconosciuto in AI / ML con Vertex AI, AutoML, supporto TensorFlow
E-commerce o startup che puntano su personalizzazione avanzata e modelli data-driven
Cosa emerge da questo confronto? In sintesi, la scelta del provider ideale dipende dal contesto e dagli obiettivi del business. AWS si distingue per la scalabilità e varietà di servizi: è spesso la soluzione preferita da startup, e-commerce con picchi di domanda e aziende che cercano un’infrastruttura affidabile, resiliente e globale. Azure, dal canto suo, rappresenta la scelta naturale per organizzazioni già strutturate su ecosistema Microsoft, che puntano su continuità, integrazione nativa e una transizione fluida dal mondo on-premises al cloud. Google Cloud Platform (GCP), infine, offre vantaggi lato personalizzazione, analisi avanzate e soluzioni data-driven.
Sicurezza e compliance: come i provider proteggono i tuoi dati aziendali
E la sicurezza? Quando si parla di cloud, la sicurezza è a tutti gli effetti un requisito essenziale, che impatta, tra le altre cose, la continuità del business. Un concetto fondamentale da comprendere in ambito cloud e security è lo shared responsibility model. Un modello in cui il fornitore cloud si assume la responsabilità della sicurezza dell’infrastruttura fisica, della rete e della virtualizzazione, mentre l’azienda cliente rimane responsabile della sicurezza dentro il cloud; cioè dei dati, delle applicazioni, delle configurazioni e dell’accesso utente.
Ma come si traduce tutto questo nella pratica? I principali provider cloud investono continuamente per offrire strumenti, certificazioni e standard che aiutano le aziende a garantire sicurezza e compliance, ciascuno con le sue peculiarità e punti di forza:
Amazon Web Services (AWS) supporta oltre 140 standard e certificazioni, tra cui PCI-DSS, HIPAA/HITECH, FedRAMP, GDPR e FIPS 140-3.
Microsoft Azure dispone di un ampio supporto per requisiti regionali e locali, e pone una forte enfasi sulla conformità dei dati e sull’identità integrata all’interno del suo ecosistema.
Google Cloud Platform (GCP) presenta certificazioni in ambito privacy come GDPR/CCPA e offre una “shared responsibility” ben documentata, con strumenti nativi di sicurezza per aiutare il cliente a soddisfare la propria parte.
Oltre agli standard, è fondamentale valutare dove risiedono i dati: la possibilità di scegliere la regione o il data center in cui vengono eseguiti i carichi di lavoro è oggi uno snodo decisivo per soddisfare le normative europee (e non solo). Dal punto di vista della localizzazione e della compliance normativa è importante considerare in quale regione o data center i carichi vengono eseguiti. Tutti e tre i provider offrono la possibilità di selezionare regioni europee, e anche nello specifico in Italia.
Per approfondire in modo dedicato le best practice e le linee guida per la protezione dei dati aziendali nel cloud, rimandiamo alla guida sulla Cloud Security, in cui rispondiamo a una domanda sempre più urgente: come proteggere i dati nell’era del cloud?
Prestazioni e scalabilità per supportare la tua crescita
Una volta garantita la sicurezza e la conformità dei dati nel cloud, il passo successivo riguarda la capacità di far crescere la propria infrastruttura senza compromessi in termini di prestazioni. Quando un’azienda deve gestire più utenti, lanciare nuovi servizi o affrontare picchi di traffico, è fondamentale che il cloud scelto offra presenza globale e capacità di scalare: è qui che concetti come il numero di regions e le availability zone rappresentano il fondamento operativo. Una region è un’area geografica distinta, mentre una zone è una sotto-area isolata all’interno della regione, collegata con latenza ridotta e progettata per garantire alta disponibilità.
Se l’azienda utilizza un cloud con presenza geograficamente distribuita, può collocare servizi e applicativi nella regione più vicina ai propri utenti per assicurare latenza bassa, oppure gli stessi in più zone per garantire resilienza e un uptime più elevato.
A livello di copertura geografica e infrastrutturale, ecco come si posizionano i tre principali provider:
AWS dichiara una rete composta da oltre 120 Availability Zones distribuite in 38 regioni geografiche globali.
Microsoft Azure vanta disponibilità in più di 46 regioni (con ulteriori regioni in arrivo) e supporto di Availability Zones progettate per latenza inferiore a 2 ms tra zone nella stessa regione.
Google Cloud Platform opera in località in Americas, Europa, Asia Pacifico, Medio Oriente e Australia, con regioni e zone progettate per offrire scalabilità e disponibilità.
In sintesi, AWS è attualmente il provider con la copertura geografica più ampia a livello globale, grazie al numero elevato di regioni e availability zone già operative. Azure segue a ruota con una crescita costante e una presenza capillare, soprattutto in Europa e nelle aree in rapido sviluppo. Google Cloud Platform offre un’ampia distribuzione internazionale, particolarmente apprezzata per la capacità di portare servizi performance-driven in tutte le principali aree del mondo.
Questa vasta copertura permette a tutte e tre le piattaforme di offrire prestazioni elevate a livello globale, ma AWS, sulla carta, resta il punto di riferimento per chi cerca la massima diffusione geografica e una resilienza di livello enterprise.
Come scegliere il provider giusto: la nostra esperienza sul campo
Dopo aver esplorato in dettaglio i principali criteri di valutazione, diventa evidente quanto il confronto tra cloud provider sia un processo articolato, che richiede una visione ampia e una profonda conoscenza tecnica e di business. Proprio per questo, affidarsi a un’azienda specializzata come SparkFabrik può fare la differenza: il nostro ruolo di partner strategico ci permette di affiancare il cliente sia nella valutazione oggettiva delle soluzioni offerte da AWS, Azure e Google Cloud Platform, sia nella scelta del percorso più coerente rispetto alle reali esigenze e agli obiettivi di trasformazione digitale dell’organizzazione.
Nel nostro approccio, la selezione del provider non si limita mai a una scelta “tecnologica”, ma tiene conto anche del contesto organizzativo, delle priorità del business e del livello di maturità digitale. Ecco tre esempi pratici in cui abbiamo affiancato i nostri clienti nella scelta della soluzione migliore. Nella tabella qui sotto trovi tre diversi scenari, a cui abbiamo associato il provider più adatto e il case study che racconta il progetto che abbiamo realizzato.
Scenario 1: Provider AWS
Scenario d’uso
Perché questa scelta
Case Study
Scalabilità rapida e un ecosistema maturo che supporta crescita veloce e variabile (es. startup che crescono, e-commerce con picchi)
AWS offre un set molto ampio di servizi, ampia presenza globale e maturità operativa che riducono il rischio tecnologico
Un esempio concreto è il progetto realizzato con Il Giornale On Line srl, che ha visto la migrazione cloud-native dell’infrastruttura, l’ottimizzazione dei costi operativi e l’aumento della resilienza su AWS
Scenario 2: microsoft azure
Scenario d’uso
Perché questa scelta
Case Study
Ambienti enterprise e ibridi, quando l’azienda ha già un forte ecosistema Microsoft o infrastrutture on-premises
Azure eccelle nell’integrazione con ambienti enterprise, hybrid cloud e governance centralizzata
Il progetto realizzato con Loro Piana ne è un esempio: un percorso verso il cloud native enterprise, con containerizzazione delle applicazioni ed implementazione su Azure di una piattaforma di gestione del codice e delle pipelines di CI/CD, per garantire così flessibilità e continuità operativa
Scenario 3: google cloud platform
Scenario d’uso
Perché questa scelta
Case Study
Progetti cloud native, data analytics, AI / ML, gestione di grandi flussi dati o start-up data-driven
GCP è riconosciuto per le sue capacità analytics, infrastruttura data-driven e strumenti avanzati
Un esempio concreto è il progetto sviluppato per il Gruppo Editoriale La Scuola, che ha visto una modernizzazione digitale end-to-end: l’adozione di Drupal e Angular su GCP ha permesso di raggiungere nuovi livelli di scalabilità e performance
L’approccio ibrido e multicloud: la flessibilità di AWS, Azure e GCP
Davvero bisogna scegliere un solo provider? La risposta ovviamente è no. Nella realtà aziendale non è detto che la scelta del cloud debba essere “tutto oppure niente”. Spesso la strategia più efficace prevede un mix, in cui si combina un provider primario con estensioni on-premises o con altri cloud.
Tornando al confronto tra Amazon aws vs azure vs GCP: qui sotto trovi delle tabelle che mostrano, per ciascun provider, la proposta principale in termini di hybrid/multicloud e come queste soluzioni rispondono alle esigenze di scalabilità, governance e integrazione dell’IT aziendale.
Permette di eseguire servizi AWS on-premises con le stesse API, strumenti e gestione del cloud pubblico; ideale per bassa latenza, residenza dei dati, integrazione con sistemi locali
Aziende con infrastruttura esistente o requisiti di latenza / residenza dati che vogliono una transizione graduale verso cloud o ibrido
Azure
Soluzione ibrida / multicloud
Cosa offre
Esigenza aziendale
Azure Arc - gestione coerente di risorse on-premises, edge e multicloud
Consente di gestire macchine virtuali, cluster Kubernetes e database ovunque si trovino, unificando la governance, la sicurezza e l’automazione
Imprese che hanno già un ecosistema Microsoft o infrastrutture on-premises / ibridi e vogliono estendere al cloud con governance centralizzata
Google Cloud Platform
Soluzione ibrida / multicloud
Cosa offre
Esigenza aziendale
Anthos - piattaforma software per applicazioni distribuite su più cloud
Consente di distribuire e gestire applicazioni Kubernetes su cloud GCP, AWS, on-premises; favorisce modernizzazione rapide, migrazione container, applicazioni data-driven
Startup o aziende digital-first che vogliono sfruttare data analytics, AI / ML, containerizzazione e vogliono evitare lock-in su un solo provider
Oltre il confronto: il partner strategico per la tua cloud transformation
Scegliere il cloud provider più adatto, come abbiamo nel confronto tra AWS, Azure, GCP e Alibaba, rappresenta solo il punto di partenza in un percorso più ampio di cloud transformation. Il vero valore non si esaurisce con la piattaforma scelta, ma si costruisce nel tempo grazie a una strategia articolata di adozione, gestione e ottimizzazione capace di adattarsi alle evoluzioni del tuo business.
Per affrontare questa sfida, affidarsi a competenze specialistiche come quelle del team SparkFabrik può facilitare non solo la selezione della soluzione, ma anche la gestione di tutte le fasi successive: dalla progettazione dell’architettura alla gestione quotidiana, fino all’ottimizzazione continua di performance e costi. Approcci come i Managed Cloud Services e l’adozione di piattaforme DevOpsdedicate consentono di ridurre la complessità e liberare risorse per le aree più strategiche del business.
Se vuoi valutare un percorso di trasformazione cloud su misura per la tua azienda, puoi chiederci una consulenza e approfondire le opzioni più adatte al tuo scenario.